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Chi ha inventato l’hashtag?

hashtag twitter

Hashtag: la storia, quando è nato e da dove viene?

Gli hashtags oggi sono usati regolarmente da milioni di utilizzatori dei social media, specialmente fra i membri della più grande comunità di micro-blogging: Twitter. In molti si pongono domande come: “Chi ha inventato l’hashtag?” “Qual’è stato il primo hashtag?” “Come ha fatto ad espandersi così velocemente?”

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Hashtag su Twitter: come fare marketing con gli hashtags

simbolo dell'hashtag #

Marketing su Twitter: il potere dell’hashtag.

Poche ma utilissime regole per usarlo. L’hashtag deve essere univo, facile da memorizzare, contenere possibilmente un valore emozionale, essere chiaro, breve o brevissimo e, in caso di evento, deve anche essere in tema e prevedere eventuali varianti che altri potrebbero utilizzare.

Come molti di noi sanno, il termine hashtag può essere definito come “una parola o frase senza spazi con l’aggiunta del simbolo “#” che ha la funzione di prefisso, da anteporre alla parola o frase stessa.”

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Quando postare sui social media?

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Quali sono i giorni e le ore migliori per postare sui social media?

Ho scelto i cinque social networks più famosi: Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn e Pinterest per realizzare una piccola infografica che si può stampare e appendere come promemoria. Serve più che altro a ricordarci che ogni canale social ha le sue esigenze, caratteristiche e peculiarità e che queste vanno rispettate per ottenere risultati in termini di engagement.

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Solo il 45% delle aziende ha una politica per la gestione dei reclami sui Social Media

L'immagine raffigura un cartoon prima e dopo l'applicazione della policy sulla gestione reclami sui Social Media

Quante imprese sono pronte a gestire reclami e commenti negativi sui social media?

Un nuovo studio di Social Media Marketing University (SMMU) rivela che meno della metà dei brand (marchi – aziende) possiede un’efficace politica per la gestione dei commenti negativi sul canali social media.

Solo il 45% degli esperti di marketing ha risposto positivamente all’indagine di SMMU, mentre il 25% afferma di non avere un piano al momento ma di aver pianificato di implementarne uno in futuro.

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Social Network: una strategia per aziende veramente social.

Gruppo di persone che conversa, ascoltare le persone è alla base della strategia socialDi che cosa parliamo con i nostri amici, familiari e conoscenti?
Quali argomenti affrontiamo e in che modo?

Se tralasciamo i temi come la vita sentimentale, le cose accadute a casa e sul lavoro, la nostra salute, quella dei familiari e le previsioni del tempo, in pratica resta solo un argomento in comune del quale tutti noi amiamo parlare: noi stessi, quello che ci piace, ciò che abbiamo comprato e la nostra esperienza d’acquisto. E in quale modo condividiamo le nostre esperienze d’acquisto? Fornendo una serie dettagliata di particolari che, spesso, escono dalle nostre labbra in modo del tutto inconsapevole perché, in genere, servono ad arricchire il racconto della nostra esperienza d’acquisto.

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Mai passare il microfono all’intervistato! Enel epic fail con #guerrieri

Una delle regole più importanti del perfetto giornalista recita che non si deve mai dare il microfono all’intervistato per non vedersi rubare la scena e soprattutto la risposta che il bravo giornalista deve poter “pilotare” in qualche modo.

Con la campagna guerrieri.enel.com l’azienda ha dimostrato di non capire la regola. Dare voce al pubblico di scontenti e “guerrieri” si è infatti rivelato un boomerang.

In un momento di crisi economica come questo, caratterizzato da un crescente e generalizzato malcontento, sperare di poter ottenere feedback positivi da “guerrieri” che giornalmente affrontano crescenti difficoltà soprattutto economiche, è stato un errore che avrà sicure ripercussioni negative e nonsolo sull’immagine aziendale.

Ho visto lo spot online e non mi è mai piaciuto perchè l’obiettivo “commerciale” è tragicamente evidente, nonostante l’ottima fotografia. Non mi è piaciuto l’uso strumentale di volti di lavoratori che “sudano” uno stipendio spesso ridicolo, in condizioni di disagio, spesso intollerabili, milioni di persone le affrontano ogni giorno. Non mi è piaciuto l’uso “banale” della piattaforma di storytelling realizzata per dare voce a persone che io considero “eroi” e non guerrieri. E, soprattutto, non mi è piaciuta l’evidente incapacità di prevedere una possibile rivolta del “target” diretto e indiretto.

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