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Non è strano come le cose che facciamo, viste con il senno di poi, assumano un altro significato?

Ho passato tutta la vita cercando di raggiungere mete che mi sono sembrate sempre abbastanza chiare.

Perciò sono andato avanti, senza accorgermi che, nonostante credessi di andare in una direzione, eventi imprevedibili mi stavano spingendo in un’altra.

E dopo anni e lunghe riflessioni mi sono reso conto che per tutta la vita ho fatto sempre la stessa cosa, in modi diversi e in luoghi diversi o assieme a persone diverse. Ma alla fine era la stessa cosa. In apparenza potrebbero sembrare esperienze slegate, strade diverse, ma alla fine tutte hanno portato verso un’unica meta.

I siti aziendale e personali, non contengono mai pagine come questa, perché c’è chi crede che nessuno ami leggere pagine piene di testo. Ma io credo che la cause sia principalmente la paura di raccontare di sé, della propria impresa e dei propri sogni. Temendo di sembrare vulnerabili e svelarsi alla concorrenza. Sciocchezze!

Ho deciso di scrivere la mia storia al tempo presente, suonerà un po’ strano. Come nella sceneggiatura di un film, mi catapulto con te nel passato, come se fosse oggi. Non siamo fatti di tutte le nostre esperienze passate che ci portiamo dentro nel nostro presente?

Caso o destino?

Ho sedici anni e faccio serigrafia, in un piccolissimo laboratorio di famiglia, due stanze, praticamente un negozio. La prima o la seconda serigrafia della città. Nessuno sa cosa sia esattamente. Quando qualcuno mi chiede se faccio qualcosa dopo la scuola, rispondo “lavoro in una serigrafia” e tutti, senza esclusione, cambiano espressione, aggrottano le sopracciglia, piegano le labbra, insomma la tipica faccia di chi non ha capito.

Quindi, per farmi capire, ogni volta, ripeto la stessa formula “stampo adesivi e magliette”.
“Aaaah ecco”, e la faccia torna serena nell’espressione di chi “ho capito ma mi sembra una perdita di tempo dato che non so a cosa servono”.

Almeno il linguaggio visivo aiuta la comprensione. Usare le immagini al posto delle parole, aiuta sempre la comunicazione.

Ma andiamo per ordine.

Finisce la scuola media e devo scegliere la mia strada, la scuola superiore. Non ho dubbi per una specie di vocazione o illuminazione se vuoi: voglio diventare interprete parlamentare alle Nazioni Unite.

Si vedono raramente in tivù. A quattordici anni vedo in televisione una ripresa della loro postazione, in alto, quasi sotto il soffitto, con le loro cuffie in testa, passano il tempo a tradurre simultaneamente i discorsi dei rappresentanti di ogni nazione. Se quello non è lavorare nella comunicazione!

Però non accade per vari motivi. È il mio sogno infranto. Chi non ne ha? Voglio far parlare persone di lingue diverse, farle comunicare, nonostante la diversa cultura e lingua.

A volte la vita prende altre strade, come ho già detto, e per strane ragioni crediamo di dover rinunciare per sempre a certi sogni. Apposta si chiamano sogni nel cassetto. Perché non si sa mai.

Finita la scuola superiore con un diploma di Operatore Turistico, lavoro dove la comunicazione è tutto, mi aspetta il servizio militare, ancora obbligatorio. È il 1980. Mi ritrovo all’ufficio trasmissioni di un casermone in Friuli. Mica scelto da me! Ci sono destinato, dopo il corso da telescriventista a Napoli! Dato che il diploma comprende la dattilografia, qualcuno decide che deve servire a qualcosa. Insomma, trascorro metà del mio anno con una cuffia strizza-cranio in testa, digitando sulla telescrivente i messaggi dettati via telefono. Ennesima relazione con un sistema di comunicazione.

Finalmente ho la cuffia anche io! E spesso dovevo pure interpretare il dialetto del soldato all’altro capo del telefono. Questione di punti di vista, lo so. Non è come tradurre il discorso del segretario generale delle Nazioni Unite, ma quasi. Anzi, durante il terremoto di Napoli del 1980, per diverse ore, decodifico il dialetto bergamasco, scrivo e recapito messaggi ai vari destinatari in tempi prestabiliti pena la galera.
È di gran lunga più importante e gratificante che lavorare a Ginevra.

Lo so, a raccontarlo non ci si crede. Ma è appena iniziata.

La radio e tutto il resto

Un passo indietro. A diciassette anni, in piena adolescenza e durante gli ultimi della scuola, sboccia una passione travolgente fra me il mezzo di comunicazione più “fico” di quei tempi: la radio. Per un ragazzo essere un D.J. di una radio privata è il massimo! Altro che Facebook e Instagram: le fan sono in carne e ossa e fanno la fila per farsi fotografare con te! E non solo ovviamente, ma lascio il resto alla tua immaginazione.

Metti che puoi vantare foto di te e un Vasco Rossi, rock star in fase di sviluppo, sono nozze coi fichi secchi!

Anni settanta, le radio private nascono come funghi, la baldoria sembra non avere fine. Perciò, quasi senza accorgermene ho passp una decina di anni nel mondo della radio, prima per divertimento poi per lavoro. E con un certo successo devo dire. I miei fan su Facebook, ogni tanto mi vedono insieme ad altri speaker famosi dell’epoca, in improvvisati raduni di arzille “voci” del tempo.
Molti di essi sono ancora in attività.

Io no, come vedi. Negli anni settanta, le radio private sono già una specie di ecosistema, come si usa dire oggi. Se fai radio, prima o poi fai anche altro di simile o compatibile. Essere speaker radiofonico apre anche altre strade come registrare annunci pubblicitari, jingle, presentare programmi televisivi, concerti o altri eventi e, naturalmente, lavorare in discoteca. Dal Light-Jockey al disco D.J., dal conduttore radiofonico alle pubblicità televisive, non mi faccio mancare nulla.

Insieme ad altri baldi coetanei sono anche fondatore della prima radio privata italiana che ha l’onore delle pagine di Sorrisi & Canzoni per il nome che da solo era un programma: Radiomania.

E su quelle pagine ci ritorno durante gli anni a Radio Sabbia di Riccione: il punto di riferimento sulla costa Adriatica della Romagna per tutti i più famosi radio D.J., attori e comici italiani, che passano l’estate fra Rimini e Riccione.

Sono anche dall’altra parte della regia, come oggi accade spesso ai radio d.j. Faccio anche musica e registro un 45 giri. Ho scoperto da poco che qualcuno lo ha perfino postato su Youtube e che conta anche qualche appassionato in Australia e Norvegia. Cose da pazzi!

Sono gli anni della New-wave e assieme a due cari amici mi dedico pure a quello. Non è comunicazione la musica?

Ogni espressione artistica è un modo per comunicare (lo dicono gli studiosi) e qual è il modo migliore se non raccontare storie?
Perciò ho esplorato anche altri settori dello spettacolo: ho fatto l’attore semi-professionista o più-che-dilettante. Fai te. Anche recitare in teatro mi ha insegnato cose sulla comunicazione. E devo dire che il teatro, la radio, lo spettacolo e le arti di ogni genere, sono una grande scuola di vita e di esperienze di comunicazione interpersonale. Ho imparato e cercato di usare al meglio delle mie capacità, le tre “v” della comunicazione: visuale, vocale, verbale.

Ma riprendiamo il filo della narrazione.

Mi sono fatto mancare la comunicazione verbale? Ma che scherzi?
Comunicazione visuale con la serigrafia che tornerà più avanti assieme alla grafica. Fatto!
Comunicazione vocale appena detto. Fatto

Fine anni ottanta. Arriva la comunicazione verbale.

Quella che serve a vendere spazi pubblicitari. Parlo tanto in questi sei anni.
1986 – Decido di diventare una persona seria (allora musica, teatro et similia erano lavori per sciamannati – si diceva così e non deriva da “sciamano” per via dei poteri magici … ma da sciamanno, nel senso di vestito logoro e sgualcito. Io però all’epoca vestivo molto cool e costoso, stile Vivienne Westwood e Boy George) e in sei anni cambio tre fra le più grandi concessionarie di spazi pubblicitari in Italia. Fra il 1986 e il 1992, anno segnato da una delle solite “crisi” periodiche in Italia, quella dei mezzi di comunicazione di massa. Inizio nel 1986 con la Manzoni Spa, vendendo spazi pubblicitari per il quotidiano la Repubblica, sono a Bologna. Poi passo alla filiale di Rimini. Clima migliore ma poca vita di spiaggia per chi deve fare il budget mensile, ahimè. Due anni dopo sono alla Società Manifesti e Affissioni di Milano, allora concessionaria degli spazi pubblicitari per Ferrovie dello Stato, cartellonistica varia esterna in Italia e spazi pubblicitari a Fiera di Milano. Inizio come account per l’Emilia-Romagna per gli spazi pubblicitari dentro e fuori le stazioni FS e dopo il primo anno aggiungo anche la figura di account per l’Italia degli spazi pubblicitari dentro le aree ristorazione delle stazioni ferroviarie.

Come qualcuno ricorda, nel 1989 avviene l’omicidio dell’ex presidente delle FS, Ludovico Ligato e per varie ragioni burocratiche che coinvolgono la società, sono costretto (in verità una di quelle volte in cui sei costretto a decidere) a cambiare azienda. Ritorno a Bologna come account per i mezzi stampa periodici del gruppo RCS – Corriere della sera (vedi Amica, Anna, Capital, Bravacasa, eccetera).

Mancano Mediaset e la Sipra/Rai? Ehm, allora non era il momento e ora che il treno è passato, adios!

Crisi della pubblicità, cambi societari e decido di tornare a Forlì. Nel frattempo l’azienda serigrafica è passata di mano ma sempre in famiglia, quindi decido di cimentarmi nella gestione aziendale per mettere a frutto quello che ho imparato in tutti gli anni precedenti.

Negli anni fra il ’93 e il 2002, torno a occuparmi di serigrafia, prima in veste di riorganizzatore dell’azienda familiare, lavorando in tutti i settori, dalla contabilità alla produzione, poi in qualità di titolare unico.

Trovo anche tempo e voglia di divertirmi, trasformando il laboratorio in un’azienda ecocompatibile e migliorando notevolmente la parte della stampa e il marketing dei prodotti.

Altra crisi economica in Italia alla fine degli anni novanta, molti dicono che è solo isteria. I miei concorrenti non sono più le serigrafie di Forlì, Rimini o Bologna. Il mio cliente più importante per fatturato, azienda produttrice locale ma con mercati in mezzo mondo, lentamente ma inesorabilmente cambia fornitore e acquista in Cina e Hong Kong. È inevitabile per un milione di ragioni e tutte comprensibili.
L’imprenditore non può ragionare con la panza. Deve usare la testa e essere sempre aggiornato per non essere impreparato al cambiamento. Oggi poi non esiste che un’impresa non sia costantemente alla ricerca di soluzioni per affrontare la tempesta.

Fine anni ’90, le cose iniziano a prendere un brutta piega. Inizio a smanettare con Internet e realizzo il primo sito per un’impresa già cliente che se lo ripaga abbondantemente scoprendo clienti in giro per il pianeta. Nessuno crede al futuro della Rete. Nemmeno Bill Gates, che afferma che è “una moda passeggera (sic!).

Basta con la serigrafia, si chiude, troppi concorrenti da affrontare, troppi investimenti da fare per diversificarsi e diventare ancora più forti.
Non vedo la convenienza di uno sforzo così imponente, anche in ragione del fatto che la serigrafia sta già adottando tecnologie di riproduzione digitale e questo moltiplica investimenti e incertezze oltre a richiedere una domanda di mercato ancora debole.

Insomma, chi me lo fa fare? Meglio andarsene un po’ nel nord dell’Inghilterra e fare il grafico. E nel frattempo continuare a imparare l’html, la grafica per il web e tutto quello che lentamente sta nascendo nei primi anni del 2000. Sedici anni fa, un secolo secondo i tempi della Rete!

Internet non è più una moda. È una cosa serissima per professionisti preparati e aggiornati. Il primo decennio del 2000 corre come il vento.

Il lavoro di consulente deve lasciare spazio per lo studio continuo e l’aggiornamento. Dalla nascita dei social media tutto diventa più difficile, tecnicamente più complesso, servono competenze e conoscenze nuove. Perciò studio più che posso e inizio a trasferire quello che so agli altri, tenendo anche corsi di formazione presso aziende, enti, scuole private e scuole pubbliche. Insegno grafica per il web, html, uso delle piattaforme professionali e altre materie sempre legate alla comunicazione e al web.

Dopo questa affermazione, penserai, come moltissimi imprenditori, che ogni professionista cerchi di vendertela con la storia che il suo lavoro non lo può fare nessuno meglio di lui, perché studia tutto il giorno e i dilettanti costano meno ma fanno casini perciò alla fine lo stesso lavoro costa il triplo perché bisogna chiamare un professionista che sistemi le cose, e bla bla bla.

A volte capita, come in ogni settore, anche nel tuo, di incontrare il furbo che ci prova. Allora ecco i siti che ti spiegano come devi fare per riconoscere il consulente col pedigree, e che ti insegnano le “loro” regole da seguire per non sbagliare e ancora bla bla bla.

È la reputazione l’unica chiave per aprire la porta giusta. Altra soluzione non c’è. Per questo parliamo tanto, noi professionisti (fa fico dirlo) di Personal Branding. Diventare un brand, una marca, un nome riconoscibile e riconosciuto per le competenze e non perché urla ai quattro venti che è bravo, è il modo migliore per creare una relazione seria con imprenditori seri. Ce ne sono altri di modi, molti dei quali scoppiettanti come i fuochi d’artificio. Ma non durano e alla fine rivelano chi c’è dietro.

E siamo arrivati alla fine della mia storia.

È stata la comunicazione il mio chiodo fisso o il leit-motiv o il destino, chiamalo come vuoi, la comunicazione interpersonale che ho approfondisco di continuo, partecipando a corsi di vario genere, ma anche insegnando italiano a stranieri anglofoni (cosa che mi diverte molto e continuo a fare quando ho tempo); la comunicazione aziendale, la comunicazione visiva, vocale e verbale, il mio pane quotidiano negli ultimi quarant’anni. Hanno viaggiato separatamente o unite al web marketing, al social media marketing a seconda dei momenti della mia vita e delle esigenze dei clienti. E, soprattutto, a seconda del mio livello di preparazione che controllo periodicamente. È il modo per sapere se sto migliorando, quali competenze mi rendono diverso e migliore rispetto ai concorrenti, e qual è quel qualche cosa di magico che mi rende speciale e unico agli occhi dei potenziali clienti.

Da qualche anno mi occupo anche di Naming, ovvero creare nomi per aziende e siti web. Rientra nella comunicazione, è il primo scalino di ogni impresa seria, lo faccio con passione e aggiornandomi continuamente.

Ogni giorno è una sfida e la mia storia ne è piena. Alcune battaglie le ho vinte, in altre ho patteggiato la resa col nemico, altre ancora sono in corso.

Non posso farci niente, sono fatto così: se non cerco di imparare qualcosa ogni giorno non mi diverto.

E tu, hai trovato divertente e interessante la mia storia?

Se qualcosa ti ha stuzzicato fammelo sapere: scrivimi dal form di contatto.

Grazie per il tuo tempo.