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Immagine Dal Film "1984" Dal Libro Omonimo Di George Orwell
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Perché fare marketing? Perché fare pubblicità alla mia attività? Per vendere? Per trovare nuovi clienti? No: per crearti una reputazione e ottenere interesse e fiducia delle persone prima di tutto.

Cerchi qualche consiglio su come spendere i tuoi soldi in marketing e pubblicità? Su Internet ne trovi quanti ne vuoi e, molto spesso gratis. O quasi. 

Se vuoi vedere la versione in video di questo post vai a fondo pagina.

Però la domanda che un imprenditore dovrebbe farsi prima di decidere dove e come investire in marketing e pubblicità non è questa, bensì:

“Perché fare marketing e pubblicità?”

Bada che non è la domanda più stupida del mondo. Perché è lo scopo quello che conta. Come afferma l’agente Smith in Matrix.

Ancora oggi, nel 2017, tanti imprenditori nel mondo, si danno la medesima risposta: perché lo scopo delle imprese e di tutte le attività commerciali è fare profitti, cioè vendere.

Anche i più famosi guru del marketing a livello mondiale, oggi concordano che la risposta deve essere ampliata, più articolata e complessa, in linea con i cambiamenti epocali nella vita di milioni di persone su questo pianeta. (Non di tutte le persone, poiché 4 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione mondiale, non ha ancora accesso a Internet e a molte altre tecnologie).

Quindi perché fare marketing, pubblicità, promuovere un’attività imprenditoriale e commerciale?

Stamattina mi sono soffermato a pensare che la risposta a questa domanda, è contenuta in un’altra domanda.

Chi scegliamo di essere? Come? Perché?

Ogni giorno definiamo la nostra identità, in qualche modo diciamo agli altri chi siamo, per essere riconosciuti e sentirci apprezzati, emergere dalla folla, non sentirci soli e separati dal nostro gruppo sociale ma senza essere troppo omologati, cioè essere “come” gli altri.

Scegliamo di acquistare cose, di fare cose, che abbiano un nome, un’etichetta che ci faccia sentire che apparteniamo ad un gruppo, una comunità, una nicchia e lo scopo di questo è avere un’identità, dimostrare di essere qualcuno di diverso dagli altri ma, allo stesso tempo, di appartenere ad un gruppo ancora più ampio (come una città, una nazione) che ci faccia sentire non “troppo” diversi, e questo per darci l’illusione di essere “normali” ma non troppo, essere diversi ma non tanto diversi, essere originali ed unici ma quel tanto che basta per accontentare il nostro ego.

Ogni istante creiamo il nostro mondo che diventa la realtà, per noi.

Un esempio ci chiarisce le idee. Quando qualcuno ci chiede se andiamo in palestra, la nostra risposta è spesso più complessa di un semplice sì. Sfruttiamo l’occasione per dire cosa facciamo in quella specifica palestra, quale tipo di esercizi, quale tecnica per dimagrire o mettere su muscoli. Perché? Perché questo serve a dire qualcosa di noi, ci identifica, spesso ci fa sentire migliori rispetto agli altri, anche se non lo ammettiamo a noi stessi.

Facciamo pilates? Con il migliore coach della città, oppure con il più famoso. Perché possiamo “appropriarci” di un pochino di quella popolarità. Come dire: se seguo il coach più famoso, un po’ della sua luce si riflette su di me.

Facciamo acquagym ma nel centro più in voga nel momento oppure in quello dove vanno i nostri amici perché il gruppo fa la forza e da soli ci annoiamo.

Pratichiamo arti marziali? Certo ma di uno specifico stile e non di altri perché il nostro è il migliore.

Facciamo yoga? Ovviamente ma solo Hatha Yoga classico. Quello originale. Almeno così ci hanno detto.

Impariamo a sciare? Ah ma con quel maestro di Cortina che conoscono tutti.

Ci iscriviamo a un workshop? Con il miglior esperto del momento. Oppure andiamo a quelli organizzati dal medesimo gruppo di persone che ruotano sempre intorno a sé stesse.

Non acquistiamo più semplicemente un abbonamento in una palestra qualsiasi. Andiamo in un centro specifico perché ha una reputazione, ce ne hanno parlato benissimo, ce lo possiamo permettere e, a volte anche no ma fa figo andarci. Insomma, tutto ciò che c’è di più lontano dalla razionalità ci fa scegliere e prendere decisioni.

Da queste poche righe sono certo che avrai già capito che oltre a marketing, pubblicità e promozione, qui si parla anche di Personal Branding, quell’insieme di attività che servono a trasformare un professionista in un brand, una marca.

Perché è questo che cerchiamo nei professionisti ma anche nei prodotti e e nei servizi: la loro reputazione, la loro capacità di rispondere ai nostri desideri inconsci di gratificazione personale, di ricerca di identità e unicità, e di centro altre necessità della mente.

Insomma, sembra proprio che non possiamo più fare a meno di usare cose e marchi per raccontarci al mondo.

Forse perché non siamo più capaci di parlare di noi stessi senza l’ausilio di qualcosa che arrivi prima? Che si noti prima che noi apriamo bocca? Che faccia più impressione di un semplice ciao-io-sono-Marco. Ma questa è un’altra storia.

Perché facciamo decidere alla nostra parte emozionale?

Mi sembra di vederti mentre leggi e pensi: “Non ci posso credere. Non siamo così facilmente manipolabili dalla pubblicità e dal marketing.”

Invece sì. Perché la nostra mente funziona così. Il 95% delle decisioni che prendiamo è di tipo emozionale. Decisioni di ogni genere ovviamente. Dalle più pratiche e importanti a quelle meno importanti.

E lo stesso possiamo dire per le cose che compriamo: servono a costruire la nostra realtà, il nostro mondo, la nostra personalità e a raccontarla agli altri.

Raccontano al mondo un po’ di noi e ci permettono di essere parte di un gruppo sociale senza, tuttavia, sembrare manichini, tutti uguali come nel film “1984”.

Ecco perché se hai un’impresa devi fare marketing e pubblicità e promozione e Pubbliche Relazioni e mille altre cose.

Perché devi trovare il tuo posto nella mia realtà di consumatore e cliente, devi farti spazio (non uno spazio qualunque) fra le mille cose che mi definiscono come persona e che sono tutte dentro la mia mente.

Puoi anche non fare marketing? Certamente. Però anche se decidi di non investire nemmeno un euro in marketing o attività di comunicazione, qualcuno parlerà di te.

E farà marketing per te, senza che tu lo voglia. Perciò ti conviene fare marketing e promuovere i tuoi prodotti e servizi e non lasciare che gli altri stabiliscano chi sei, cosa fai e come lo fai.

 

Il video qui sotto è un esempio di storytelling realizzato gratuitamente con l’applicazione lumen5 che permette di trasformare il post di un blog in un video da condividere sui tuoi canali social.
È semplice da usare ma, come spesso accade, ci vuole creatività, ingegno e pazienza per ottenere risultati di qualità.

Perciò se non hai tempo e sbuzzo per fare “tutto da solo” chiedi aiuto e consigli ad un professionista. Magari a me!

 

 

 

 

Marino Baccarini

Sono un consulente in Comunicazione Aziendale, Web Marketing e Social Media Marketing. Aiuto le imprese a creare relazioni con le persone, utilizzando gli strumenti della comunicazione digitale e della comunicazione tradizionale.

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