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Trovare La Felicità, Immagine Di Uomo Con Lanterna Ai Bordi Del Mare.

Trovare la felicità

Ti fidi solo delle affermazioni di chi ha lauree, master e certificati nel curriculum? Se è così ti consiglio di usare il tuo tempo per leggere altro.

Se, invece, hai già letto qualcosa sul mio blog e sai che sto studiando Mindfulness da diversi anni, ho frequentato due volte il corso MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), quello creato da Jon Kabat-Zinn e scrivo di meditazione, mindfulness in azienda e temi simili, allora leggi queste righe, scaturite da pensieri di una domenica mattina, in compagnia di Thich Nhat Hanh e della musica rilassante di Insight Timer.

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Piumone In Sacco Spazzatura - Mindfulness E Decluttering

Mindfulness e decluttering possono dirti chi sei?

Ti racconto un’esperienza personale, quello che mi è successo oggi, mentre spolveravo.

Mindfulness e decluttering sono due cose diverse però aiutano a fare chiarezza dentro di noi. E la chiarezza è quello stato in cui eliminiamo tutto il superfluo e arriviamo alle domande essenziali e spesso scomode. Quelle che spesso evitiamo perché non siamo abituati a ficcare il naso dentro di noi oppure ne abbiamo paura.

Qui il punto è rispondere ad una domanda di quelle:

“Mi sento meglio con poche cose quindi decido di liberarmi di abiti che non indosso da più di anno e oggetti che non uso da tanto tempo OPPURE sono in grado di sviluppare il non-attaccamento a tutto ciò che possiedo?”

Non si tratta di capire chi siamo, cioè farsi quelle domande da manuale tipo chi sono, da dove vengo, dove vado.

Oggi ho iniziato a fare decluttering, per la verità anni fa avevo l’abitudine di farlo una volta l’anno durante le feste natalizie.

Come sai, anche se non hai letto la “bibbia” del decluttering scritta da Marie Kondo, fare decluttering in italiano si traduce con “riordinare” oppure “eliminare ciò che ingombra” che sono la stessa cosa.

L’esperta giapponese in organizzazione ha creato questo metodo famoso per il fatto di consigliare di dividere tutto quello che hai in casa in categorie e riordinare solo una categoria per volta.

Ma non mi interessa scrivere del decluttering fine a sé stesso. Ho scritto questo post perché mentre stavo scegliendo cosa tenere e cosa eliminare mi sono fatto la domanda iniziale.

Decidere cosa tenere e cosa eliminare non dipende dalle domande che molti consigliano di farsi come:

  • da quanto tempo non uso questo oggetto?
  • non indosso questi pantaloni da più di 12 mesi?
  • questo oggetto è veramente utile oppure ho comprato qualcosa di più necessario?
  • quali ricordi sono legati a questo oggetto?

La decisione dipende da chi siamo.

Sei una persona che riesce a vivere in mezzo a mille cose ma non è attaccato a nessuna?

Oppure hai deciso di possedere solo l’essenziale?

Hai 30 camicie ma se anche una delle tue preferite dovesse macchiarsi te ne freghi e prendi la cosa con “filosofia”?

Oppure hai solo 7 camicie nell’armadio, diciamo una per ogni giorno ed ogni tanto ne rimpiazzi una consumata o rovinata?

Come ha detto Wayne Dyer:

Abbi una mente aperta a tutto ma non attaccata a niente.

Però viviamo in un pianeta interamente governato dalle leggi del marketing ed una delle prime cose che ci insegnano da piccoli è “non rompere le cose” e farne buon uso. Così a 9 mesi la culla è invasa dai giocattoli!

Proprio oggi scoperto un’altra citazione di una giovane scrittrice americana che ha scritto un paio di libri che, pare, stiano andando forte: Bianca Sparacino.

Beh, non ho letto niente di suo ma ha scritto:

Sii solo. Mangia solo. Vai ad appuntamenti con te stesso, dormi da solo. Nel mezzo di tutto ciò imparerai cose di te. Crescerai, scoprirai cosa ti ispira. Coltiverai i tuoi sogni, le tue convinzioni, la tua straordinaria chiarezza. …

Il consiglio ha un fondo di verità: puoi provarle tutte ma c’è solo una persona in tutto l’universo che sa chi sei. Tu.

Mindfulness e decluttering hanno questo in comune: ci permettono di imparare a farci le vere domande, quelle che dopo non ce ne più, le domande che stanno sotto una montagna di altre considerazioni che non c’entrano niente con il nostro stato d’animo.

Alla fine che decisione ho preso? Tenere tutto oppure vivere da eremita?

Beh, diciamo che ho trovato un compromesso. Mi piace molto il minimalismo, il fascino della cultura giapponese! Tuttavia vedere oggetti, abiti, piante, libri in giro per casa non mi infastidisce perché quando mi cade una tazza sul pavimento e va in frantumi sono già consapevole che era già rotta quando l’ho comprata.

Mi piacerebbe veramente sapere se anche tu hai risposto alla stessa domanda. Scrivilo nei commenti.

  1. Casa tua è piena di cose ma non sei attaccato/a a niente?
  2. Sei minimalista e vivi con l’essenziale?
  3. Oppure sei attaccato/a ai ricordi ed alle tue cose e non ti va di separartene?

Emozioni e sentimenti si autoalimentano

Hai mai notato che emozioni e sentimenti si autoalimentano? Cosa significa? Vuol dire che sia i sentimenti sia le emozioni si alimentano, crescono, diventano più forti, come i muscoli del corpo quando facciamo esercizi per svilupparli. Ma non è sempre un bene.

Dalla rabbia all’amore, dall’odio alla compassione, tutte le emozioni e i sentimenti si alimentano “da soli”, in realtà siamo noi che li nutriamo con le nostre reazioni automatiche, i nostri comportamenti inconsapevoli scatenati da trigger, da pulsanti che qualcuno o qualcosa schiaccia come l’interruttore della luce.

In realtà i trigger, i pulsanti che accendono le nostre reazioni, le emozioni, i sentimenti, cosa sono tutti queste “cose” se non pensieri in azione.

Qualcuno ci dice qualcosa, ci accusa di aver fatto un errore o di non aver fatto qualcosa, di aver detto parole offensive e noi per tutta risposta, automaticamente, abbiamo una reazione che non è qualcosa fuori di noi ma un pensiero che è nato nella nostra mente. Ciò che ci viene detto o fatto passa attraverso il nostro giudizio e ancora un volta cos’è un giudizio se non un altro pensiero? Ecco cosa significa che tutto questo è “pensieri in azione”.

Concentriamoci sulle emozioni ed i sentimenti negativi

Provare rabbia e odio alimenta rabbia e odio. Risentimento e intolleranza alimentano risentimento e intolleranza. I sentimenti di amore e compassione rendono l’amore e la compassione sempre più forti.

Le emozioni sono come il cibo.
Quello che mangiamo nutre il nostro corpo.
Le emozioni alimentano la nostra mente e il nostro cuore.

La prossima volta che ti ritrovi preda di un’attacco di rabbia, se riesci prova a fermarti per un momento, concentrati sul tuo corpo, cerca di percepire come nasce la rabbia dentro di te e come cresce come un onda fino a stringerti il petto, bloccarti le parole in gola e il respiro, contrarre i muscoli in certe aree del corpo.

Più continui a pronunciare parole di rabbia e creare pensieri negativi, più la tua rabbia cresce, il tuo battito cardiaco accelera, la pressione sanguigna aumenta, il respiro diventa più veloce. Tutto il tuo corpo risponde al bisogno di più energia per sostenere lo sforzo della rabbia.

A proposito, i pensieri non nascono dal nulla: fino a quando li nutriamo, fino a quando permettiamo loro di vivere e scorazzare su è giù nella nostra mente, essi continuano a dirci cosa fare, a comandare le nostre reazioni. Possiamo decidere di non credere a tutti i pensieri che si presentano alla mente. Possiamo decidere quali pensieri conservare e quali gettare nella spazzatura perché sono fonte di emozioni dolorose.

E quando la rabbia e l’odio se ne sono andati, controlla come ti senti: senza forze come dopo una corsa. In seguito, lentamente, torni ad una condizione di rilassamento.

Ora potresti dirti che sfogarsi, far uscire tutta la rabbia è positivo perché quando questa forte emozione è finita, ti senti “davvero” meglio. “Sfoga la tua rabbia, dopo starai meglio, ti ripetono tutti.” Mentre in realtà tu continui a nutrirla, perché tutti ti dicono che sfogarsi fa bene.

Molte persone lo credono e pagano un bel po’ di soldi per andare nelle stanze della rabbia, le rage rooms, per rompere tutto con una mazza. E sfogare ansia, rabbia, odio, risentimento, liberarsi di paure e conflitti interiori.

Mi dispiace: buttare fuori la rabbia non funziona. A breve e lungo termine, questi attacchi di rabbia e dispersione di energia possono causare ictus o attacchi di cuore. Anche sei non hai 80 anni!

“I ricercatori hanno scoperto che nelle due ore immediatamente successive alla rabbia, il rischio di un infarto di una persona è aumentato di quasi cinque volte (di 4,74 volte) e il rischio di ictus è aumentato di oltre tre volte (di 3,62 volte)”. (Fonte: British Heart Foundation)

Perciò le emozioni si possono controllare!

Molto brevemente ti consiglio di smettere di credere a chi ti dice che devi liberarti delle emozioni negative oppure che devi accettarle ma senza spiegarti come e perché o ancora che devi andare da uno psicoterapeuta o che le emozioni fanno parte della vita quindi va bene provarle ma imparare a controllarle. Come se fosse facile.

Ho imparato una cosa: prima di decidere cosa fare di una cosa bisogna capire di che cosa si tratta. Non butti nei rifiuti una bottiglia di vino se prima non controlli se è vuota o ce n’è ancora un bicchiere.

Quindi, prima di decidere se tentare di sbarazzarti delle emozioni, provare a controllarle o fingere che quelle negative sono un prezzo da pagare per stare al mondo, potresti cercare di capire da dove nascono, perchè si impossessano di te, come fanno a controllare le tue reazioni, quando si manifestano e che differenza c’è fra emozioni e sentimenti e come fanno ad autoalimentarsi.

Oppure se sei tu che, inconsapevolmente, nutri questi “stati d’animo” fino a farli diventare mostri giganteschi. Sempre facendo referimento alle emozioni negative.

Conclusione

Prima di lasciarti alle tue considerazioni, voglio avvertirti di prestare molta attenzione ad una tabella che circola su internet dove sono paragonati sentimenti ed emozioni; sono mostrate le differenze fra i due ma in modo molto contradditorio, sia nella versione “originale” che dovrebbe essere quella in inglese sia nella traduzione italiana, contenente le medesime contraddizioni dell’originale con, in più, errori di traduzione.

La tabella è stata ripubblicata da diversi blog e chi l’ha fatto pretende di avere le conoscenze per stabilire che “sensazione” ed “emozione” non sono sinonimi ma senza riuscire a spiegare bene la ragione.

Per il momento ti consiglio di leggere le definizioni dei due termini date dal Devoto-Oli, il miglior vocabolario d’italiano in circolazione. Appena troverò il tempo per scrivere un post sulle “vere” differenze fra emozioni e sentimenti, lo pubblicherò.

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