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Contenuti Originali: Esistono Davvero?

Oggi sto raccogliendo le idee, il materiale, per quattro ore di formazione sui social media. Perciò mi dico, devo creare dei contenuti originali altrimenti fra i partecipanti potrebbe esserci qualcuno che ha già sentito parlare di questo e di quello e credere che io non sono esperto abbastanza da tirare fuori il coniglio dal cappello e stupire tutti con idee originali, mai sentite prima, soluzioni che nemmeno i grandi guru del web e social marketing hanno ancora raccontato in uno dei tanti Ted Talks.

Contenuti originali sui social media? Ma siamo pazzi?

Insomma, sono qui che mi sto arrampicando sugli specchi perché vorrei arrivare in fondo a questo tunnel del cosa cavolo vuol dire “contenuto originale”. Vorrei fare anche io la mia bella figura fra i milioni di blogger, consulenti in comunicazione e marketing, formatori, e mi dico: “Dai un’occhiata su Google e vedi cosa ne pensano gli altri”.

Diamine! Non l’avessi mai fatto.

Milioni di pagine in una babele di lingue scritte da gente che si pone la stessa domanda: dio e i contenuti originali esistono? Sembra la risposta che tutto il pianeta attende per scatenare la terza guerra mondiale.

Allora facciamola finita: senza scomodare filosofi antichi, moderni e contemporanei, senza citare scrittori di mestiere o copywriter che oggi si dice così e storyteller, la mia modesta opinione è che NO, i contenuti originali non esistono e chiedo aiuto ai dizionari per spiegarti perché.

Il Devoto-Oli ci da due definizioni.

Originale:

  1. Pertinente a un momento operativo primo, singolo o rigorosamente personale, che esclude quindi l’idea di “riproduzione”, specialmente in quanto “copia” o “versione”, e anche quella di “alterazione”.
  2. Caratterizzato da una notevole indipendenza dalla tradizione o dall’esempio, e quindi da una peculiarità e novità pregevole.

Ci hai capito qualcosa? Mah! Chiediamo aiuto alla Treccani come ha fatto Daniele Imperi che di scrittura ne sa più me? Ecco la terza definizione utilizzata anche dall’Imperi nel suo blog.

Originale:

“Che non dipende o non è ispirato, suggerito da altri esempi o modelli, che non ha somiglianza con altre opere analoghe e ha quindi una sua novità, un suo carattere proprio.”

 

Momento di riflessione… ma allora quando un blogger decide di scrivere un libro perché ha certe domande che gli frullano in testa da un po’, quelle domande da dove sbucano?Qualche altra lettura le ha ispirate? E come fa il blogger a sapere che l’ispirazione è venuta da libri che ha letto 10 anni prima? Ha una memoria prodigiosa? Non esistono le memorie prodigiose, nemmeno i camerieri ricordano i piatti consegnati figuriamoci chi legge decine di libri ogni anno. Ma se l’ispirazione è arrivata leggendo montagne di libri come faceva Umberto Eco prima di scrivere un capolavoro, allora anche lui era un fanfarone, uno che millantava originalità mentre le idee con un “carattere proprio” gli sono venute leggendo la storia della chiesa dall’ultima cena in poi.

La rosa che hai comprato per l’ultimo San Valentino, come quella del Piccolo Principe era l’unica fra milioni e milioni di stelle ed ha reso felice chi l’ha ricevuta perché era unica in tutto l’universo? Oppure perché nella sua mente chi l’ha ricevuta le ha appiccicato un significato “speciale” perché è stata regalata da te e non da un altro o da un’altra?

Le cose sono originali perché ne esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle oppure perché noi le archiviamo con un’etichetta dentro la nostra mente con scritto su: “Me l’ha regalata lui per San Valentino, deve averne cercata una completamente diversa dalle altre perché lui è fatto così, deve essere sempre originale nei regali.”

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”.

Siamo noi, con le nostre reazioni, emozioni, con i nostri giudizi, con i nostri punti di vista, con le nostre paure e gli altri cento stati d’animo a decretare che quella rosa ricevuta è unica fra miliardi di rose regalata il 14 di febbraio.

È stato ciò che abbiamo provato e percepito con tutto il nostro corpo e dentro il nostro cuore a stabilire che quella rosa non poteva avere duplicati né provenire da una pianta dove ce n’erano altre dieci identiche.

Ecco perché i contenuti originali non esistono: perché esiste una cosa che si chiama mente collettiva.

La mente collettiva produce i nostri pensieri?

Molti dei pensieri che visitano la nostra mente non sono neppure “nostri” perché emergono nella mente collettiva e come bolle di sapone fluttuano “nell’aria” sotto forma di entità energetiche.

Quando siamo leggermente irritati per una stupidaggine, come uno schizzo d’acqua sulla camicia, pensieri negativi che si accordano con il nostro stato d’animo si intrufolano nella nostra mente e un semplice malumore diventa una cosa molto fastidiosa perché lo schizzo d’acqua si nota proprio mentre mancano pochi minuti all’incontro con un cliente e da una semplice scocciatura un pugno di pensieri che ci attraversano la mente ci trasformano in persone incazzatissime mentre dovremmo essere calmi e presenti a noi stessi in vista dell’incontro con il cliente.

Naturalmente non pretendo che tu creda a ciò che scrivo perché è il mio punto di vista sull’argomento.

Tuttavia prova a ricordare cosa accadeva durante il comunismo nella ex Unione Sovietica, durante il maoismo in Cina, durante la dittatura di Pol Pot in Cambogia, durante il nazionalsocialismo in Germania, durante il fascismo in Italia, durante, il franchismo in Spagna, durante il castrismo a Cuba, durante tutte le dittature dall’antichità ad oggi nate in nome di un dio qualsiasi ed ancora oggi in vigore in molte nazioni.

Milioni di persone condividevano le stesse forme di pensiero, le stesse opinioni, le stesse idee, le stesse convinzioni profonde che originavano i medesimi comportamenti che a loro volta creavano abitudini e tradizioni che nessuno poteva o era in grado di trasgredire perché facevano parte dell’identità collettiva che tutti condividevano.

Ok, accetto il ragionamento ma oggi? Non ci sono più le dittature che impongono un pensiero unico.

Non ci sono più le dittature (tuttavia esiste il cosiddetto “pensiero unico”) ma esistono i gruppi sociali, le comunità, la cricche, le forme di associazionismo, le organizzazioni create da persone che condividono gli stessi ideali e valori e cosa sono questi se non espressioni di menti collettive in versione ridotta? E tralascio il potere del marketing, della pubblicità, dell’informazione di massa e della propaganda politica che resiste come l’edera sui muri.

Cosa sono i partiti politici, le ong, le associazioni più o meno legali, le forme di malavita organizzata e tutte le forme in cui gli esseri umani si aggregano per conseguire il medesimo scopo? Sono forme in cui i pensieri risuonano all’unisono, sono entità che producono pensieri condivisi da tutti i membri, gli adepti, i coscritti, gli associati, i tesserati, i soci. Non ci credi? Guardati attorno quando sei assieme alla tua cricca, al tuo gruppo, ai tuoi amici, osserva il vostro abbigliamento, gli oggetti che possedete, ascolta come vi esprimete, analizza i posti dove di solito vi ritrovate, cosa fate insieme.

Quindi come possiamo affermare che un’opera, uno scritto, un’idea generata da un membro di una di queste forme associative è originale quando invece nasce da un insieme di pensieri condivisi da centinaia o migliaia di persone?

I contenuti originali non esistono.

Però ci piace l’idea perché questo ci permette di fare approvare leggi che tutelano ciò che scriviamo, le opere che creiamo, l’artista ispirato che c’è dentro di noi e che reclama la protezione delle sue invenzioni che lui e lui soltanto reputa uniche e partorite esclusivamente dalla sua mente, la quale, senza che lui lo sappia, si è impossessata della sua forma umana e gli fa credere di essere quell’artista originale che tutto il mondo deve adorare.

Se non esistono i contenuti originali allora nemmeno la creatività esiste.

La creatività che permette al romanziere, al musicista, al poeta, al pittore, allo scultore, al ricercatore di microrganismi sconosciuti, al fisico, al matematico, al filosofo di creare opere mai sentite o viste prima, di fare scoperte che nessuno ha mai fatto prima nei campi più disparati, dalla scienza alla medicina, dall’astronomia alla geologia, quella creatività è dentro ogni essere umano e si manifesta a patto di riuscire a compiere il viaggio più lungo, estenuante, avventuroso e magnifico che l’uomo (donne comprese) possa fare. Ovviamente, quello dentro se stesso alla ricerca dell’unica risposta alla sola sensata domanda: “Chi sono io?” È da quella risposta che nasce l’originalità della creazione perché è la risposta che ci libera da tutti i pensieri e manifesta la consapevolezza che tutti siamo.

E quando quella creatività emerge dal nostro vero “io” allora possiamo creare contenuti originali, opere originali, fare scoperte originali, inventare oggetti, macchine, linguaggi di programmazione mai visti prima. Ma solo in quel momento ed a quella condizione.

Ma è proprio così che stanno le cose?

O non è forse vero che ogni invenzione ha una storia, quella che ognuno di noi porta dentro di sé quando arriva in questo mondo? Una narrazione fatta di tutte le esperienze che ogni essere umano che ci ha preceduto ha vissuto prima di noi e che perciò contribuisce a nutrire la coscienza universale che origina ogni cosa, compresi i pensieri?

 

Marino Baccarini

Sono un consulente in Comunicazione Aziendale, Web Marketing e Social Media Marketing.
Aiuto le imprese a creare relazioni con le persone, utilizzando gli strumenti della comunicazione digitale e della comunicazione tradizionale.

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