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Convenienza, la parola magica.

Magica, ma per quale tipo di consumatore? Per chi cerca solo prezzi bassi, offerte, economicità e risparmio? Convenienza, qualità e risparmio vanno sempre a braccetto? Convenienza è un termine da usare con le pinze: leggi perché.

Convenienza La Parola Magica Usata In Pubblicità, Nei Materiali Di Marketing E Nel Packaging Di Prodotti Di Largo Consumo.
Parole che vendono
1. Convenienza, la parola magica.
2. Energizzante, parola chiave per vendere.

“Parole che vendono” è il titolo di una serie di articoli che ho deciso di scrivere, il cui scopo è fornire conoscenze specifiche agli imprenditori che intendono fare marketing in modo consapevole o, almeno, più consapevole, limitando o eliminando la spinta alla persuasione dei clienti o consumatori. Un terreno rischioso e pericoloso.

Perciò questa serie di post è focalizzata su:

  • le parole usate dal marketing e pubblicità cui prestare particolare attenzione,
  • sul loro vero significato,
  • come agiscono nella mente del pubblico,
  • come è più opportuno impiegarle.

Perché se sei un professionista o hai una micro attività devi usare la parola convenienza con estrema cautela.

Questo articolo contiene 7 consigli sul perché e quando usare la parola “convenienza” negli annunci pubblicitari e nei materiali di marketing.

Riassunto per il lettore mordi-e-fuggi.

  1. La parola “convenienza” è spesso impiegata negli annunci pubblicitari per promuovere prodotti o servizi che sono economici o offrono un discreto rapporto qualità-prezzo.
  2. L’uso della parola “convenienza” può essere un modo efficace per attirare l’attenzione del pubblico e convincerlo ad acquistare.
  3. Tuttavia, l’uso del termine “convenienza” non deve essere limitato solo al prezzo. Può essere utilizzato anche per descrivere altri vantaggi che un prodotto o servizio può offrire, come la facilità d’uso, la comodità, la velocità di consegna, la garanzia, la durata, il risparmio di tempo, ecc. Tutti elementi che troverai spiegati più avanti nell’articolo.
  4. Non dovresti utilizzare la parola “convenienza” negli annunci quando può essere fuorviante o creare false aspettative nei clienti.
  5. Se promuovi un prodotto come “conveniente” ma poi aumenti il prezzo o riduci le caratteristiche senza avvertire i consumatori, puoi danneggiare la tua reputazione e la fiducia dei consumatori.
  6. Se decidi di usare il termine “convenienza” posizioni il tuo prodotto, il tuo servizio o la tua attività nella fascia bassa del mercato, dove il prezzo e le offerte contano più di tutto il resto, attirando solo clienti basso-spendenti.
  7. Quando usi la “convenienza” in modo eccessivo o inappropriato, essa perde significato per il pubblico, riducendo l’efficacia degli annunci pubblicitari. Per questo importante motivo devi spiegare sempre perché il tuo prodotto o servizio è conveniente e questo serve a differenziarti della concorrenza.

In queste prime righe ti ho dato già 7 consigli di base ma se vuoi sapere molto di più sulla parola convenienza continua a leggere!

Diverse parole che usiamo tutti i giorni, sono state inventate dai pubblicitari e dai marketer.

Lo scopo era ed è quello di introdurre nella nostra mente dei concetti o delle informazioni che prima non esistevano.

Non mi riferisco a nomi di prodotti come vodafonizzare o flat-pack di Ikea, bensì al concetto di “colazione sana a base di cereali” inventata letteralmente da John Harvey Kellogg, il padre dell’industria dei cibi pronti per la colazione.

Inizio subito con una nota di colore che ti stupirà se non la conosci, sulla nascita della colazione tutta salute promossa dalla Kellogg.

Mister Kellogg credeva nei cibi che non eccitavano le passioni. Ciò significava sostenere il vegetarianismo.

Voleva anche dire combattere quella che era considerata la piaga debilitante della masturbazione che, nella tradizione settecentesca, era ritenuta fonte una miriade di malanni e poi di pazzia.

Nelle fonti il link alla storia vera dei cereali a colazione.

Ora cerchiamo di capire perché convenienza, la parola magica non è così innocua come sembra.

Nel linguaggio usata dalla massa, convenienza è divenuto sinonimo di economico, prezzo basso, prodotto scontato, affare da non perdere, ecc.

Per meglio dire, nel linguaggio pubblicitario dal quale ci lasciamo influenzare senza esserne consci, le parole più di frequente associate a convenienza sono:

  • Sconto
  • Offerta
  • Promozione
  • Risparmio
  • Occasione
  • Outlet
  • Prezzo basso
  • Affare
  • Economico
  • Risparmiare

In pubblicità, anzi direi in tutto il marketing, i termini citati vengono utilizzati per creare un senso di urgenza o di opportunità tra i consumatori, spingendoli ad agire rapidamente per cogliere l’offerta.

Tuttavia, dobbiamo capire che l’uso di queste parole non sempre significa che il prodotto o il servizio siano effettivamente convenienti. Se mettiamo sulla bilancia convenienza e qualità, sovente non lo sono.

Ma siamo disposti a rinunciare a un po’ di qualità in favore della convenienza.

La parola magica per i beni di consumo: convenienza.

Torniamo al termine “convenienza” che, visto da un altra prospettiva, nasconde un altro significato.

Nonostante abbia un altro significato, la pubblicità ha deciso che è la parola magica per entrare nel cervello dei consumatori abbagliati dal faro dell’occasione, allorché gli acquisti sono decisi dal prezzo.

Qui devo anticipare un passo che leggerai fra poco, ovvero, specialmente quando i consumatori ai quali ci rivolgiamo, condividono determinati valori.

Infatti, parlare di convenienza non è per tutti i prodotti, i servizi, le imprese, i brand.

Nessuno cerca un SUV conveniente, un paio di jeans di marca convenienti o un’attrezzatura da alpinismo conveniente.

Prodotti e servizi fuori dalla categoria “consumo di massa”, non sono mai posizionati come convenienti.

Quindi, oggi voglio raccontarti un po’ di cose su questo termine che è entrato nel linguaggio comune con lo scopo di indurci a fare determinate scelte d’acquisto se apparteniamo alla fascia sociale che non può permettersi la Ferrari, la pizza a Dubai, il superattico a Milano.

E lo faccio partendo da un episodio personale.

Ora di pranzo. Prendo dal freezer la busta del minestrone e mentre la apro, lo sguardo va alla scritta “5 minuti” e penso: “Ah, bene! Risparmio gas e tempo.”

Il contenuto è ancora surgelato così posso eliminare quei mattoncini color marrone che dovrebbero essere un condimento che rende la preparazione del minestrone ancora più “veloce e conveniente”.

Infatti, grazie ai mattoncini di condimento, niente soffritto da fare, niente cipolle che fanno piangere, niente aglio che lascia quell’orribile odore sulla dita, niente carote da affettare.

Tutto facile, veloce, inodore perciò conveniente.

Mi libero dei mattoncini di non-so-cosa e ordino a me stesso di non comprare più quella marca di minestrone precondita con 15 verdure già selezionate per un minestrone veloce da preparare, saporito e conveniente.

Mentre rigiro il minestrone nella pentola penso che tante verdure già pronte in busta rappresentano un vantaggio perché risparmio sulla spesa ed è l’unica convenienza che mi interessa.

In realtà, non è vero. E qui entra in ballo la razionalizzazione che trasforma l’acquisto d’impulso in una scelta oculata, penso.

Uso il minestrone surgelato perché odio buttare le verdure vecchie o avariate e quando si tratta di cibi freschi, è meglio acquistare solo quelli che si consumeranno in pochi giorni altrimenti, finisce tutto nel sacco dell’umido. I single lo sanno.

Per questo il minestrone surgelato adesso è disponibile anche in formato convenienza, cioè in buste da 450 gr anzichè solo da 1 kg!

Convenienza e risparmio sono sinonimi?

No! La convinzione di risparmiare serve ad accontentare la razionalità e il nostro bisogno di approvazione.

Infatti, quando associamo la convenienza al risparmio pensiamo di aver compiuto una scelta appropriata sulla base di convinzioni che condividiamo con gli altri, la massa, la mente collettiva.

Sovente, sono stampelle sulle quali ci appoggiamo, non solo per rafforzare le nostre scelte, bensì per non sentirci in colpa o accusati di aver agito sconsideratamente. Anche se questo è solo lavorìo della nostra mente.

Abbiamo risparmiato quindi siamo lodevoli agli occhi degli altri. Specialmente se apparteniamo a un gruppo sociale che condivide valori come l’attenzione alla sicurezza personale e della famiglia, al lavoro che nobilita, al risparmio come comportamento della persona assennata, giudiziosa, razionale, cioè che non si lascia guidare dalle emozioni.

Sembra di vedere un film ambientato in una famiglia aristocratica della Londra fine ottocento!

Invece ancora oggi, in gran parte del pianeta, le cose funzionano così per miliardi di individui.

Soprattutto in quei paesi dove la divisione in caste è ancora marcata e visibile come nel Regno Unito, in Cina, in Giappone, in tutto il Medio Oriente e in molte delle celebrate democrazie moderne come India e Stati Uniti nelle quali separazione razziale e suddivisione in gruppi sociali, sono lo stile di vita cui dominante.

Soprattutto chi usa l’approccio del marketing-fai-da-te nella convinzione di risparmiare, facci questi ragionamenti di tipo “culturale”.

Solo impiegando lo stesso linguaggio delle persone che saranno i nostri clienti, possiamo avere più possibilità di essere compresi e al tempo stesso di capire loro stessi, i loro bisogni, problemi e sogni.

Perché dobbiamo prestare attenzione alla convenienza.

La convenienza è “il valore” della classe lavoratrice e delle famiglie/persone a basso reddito.

È una delle caratteristiche fondamentali della comunicazione di marketing di prodotti o servizi per il mercato di massa. Il mercato del lusso si crede esente da regole: sono solo diverse.

Due elementi contano principalmente per il consumatore: il tempo e lo sforzo che deve spendere/investire. Meno è, meglio è.

A dire il vero l’ego la vede in modo diverso.

Per l’ego conta il “più”, anche quando è sinonimo di meno.

Più tempo abbiamo risparmiato, più tempo ci resta/abbiamo guadagnato per fare altro, come le cose che ci interessano di più; in effetti cucinare il minestrone è una rottura rispetto a chattare con gli amici, guardare TikTok o fare jogging nel parco.

Più lo sforzo necessario a fare qualcosa, in questo caso il minestrone, è ridotto, meglio è perché ci resta/abbiamo guadagnato energia per fare altro.

Infatti, uno dei modi per ridurre lo sforzo chiesto al consumatore risiede nella convenienza di utilizzo.

I consumatori possono preferire prodotti o servizi che sono facili da usare o che richiedono un minimo di sforzo da parte loro.

Abbiamo ottenuto il “massimo valore” con il minimo impiego di risorse, come il tempo, l’energia, il denaro.

Quindi la pubblicità vuole farci credere che la convenienza è un valore. E noi ci crediamo.

Perché ci fa comodo. Ecco la vera etimologia della parola conveniente.

La comodità è cioè che cercano i consumatori, non solo il massimo valore.

La possibilità di allungare una mano e trovare i pop corn belli caldi sul tavolino accanto alla bevanda preferita, mentre guardiamo la tv.

Chi non desidera le comodità dal secondo dopoguerra in poi? Veramente, se guardiamo ai documenti che illustrano lo stile di vita di fine ottocento, in molti paesi la convenienza era già un valore per la classe lavoratrice.

E non parlo di ricostruzioni storiche per il cinema, in molti casi inattendibili.

Mi riferisco, ad esempio, al programma Family Food del Ministero dell’alimentazione britannico che fornisce importanti informazioni sui cambiamenti delle abitudini della classe operaia nel corso di decenni.

Una serie della BBC sull’argomento, illustra i cambiamenti sociali influenzati dall’aumento della capacità di spesa delle famiglie. Leggi le fonti.

Per esempio, la possibilità di consumare un pasto più veloce, gustoso e alla moda e impiegare il resto del tempo per il pranzo per altre attività come fare due passi, telefonare agli amici, sfogliare una rivista o sbrigare faccende domestiche.

Convenienza uguale comodità.

Quando qualcosa ci rende la vita più facile, ci sbarazza da piccoli e grandi inconvenienti e tutto fila liscio nella nostra mente viene catalogato fra le cose convenienti.

Il minestrone che costa poco, si cuoce in 5 minuti, è già pronto da servire perché è già condito, è veramente conveniente. Ne siamo convinti al 100%. E vale per tutti noi che acquistiamo il minestrone surgelato.

Razionalmente ecco come funziona. Prendi nota perché sono “step” che potresti usare per scrivere i tuoi materiali di marketing.

  • Non abbiamo dovuto acquistare e scegliere verdure e legumi (anzi no legumi che gonfiano),
  • non abbiamo dovuto incasinare la cucina con tutti gli scarti degli ortaggi,
  • non abbiamo ammorbato il super attico o il monolocale con il tanfo di aglio e cipolla e, soprattutto,
  • abbiamo risparmiato tempo, tanto tempo prezioso che possiamo dedicare a rispondere a messaggi, email, programmare call e tutte le altre attività dell’uomo e della donna moderna, bersaglio preferito del prodotto conveniente.
  • Abbiamo risparmiato denaro ed energie.

Capisci dove si annida la convenienza nella nostra testa? Nel luogo dove si trova tutto ciò che rende la vita “più”, non meno. Il meno è sottinteso ma non si deve nominare perché l’ego vuole sempre e solo di più.

Lo so, l’ho già citato perché è fondamentale capirlo se vuoi fare marketing per la tua attività e se non vuoi fare acquisti influenzati dalle emozioni.

La comodità rende il nostro stile di vita più facile, più veloce, più alla moda, più intelligente, più soddisfacente, più easy! Dulcis in fundo: abbiamo anche risparmiato che vuole dire: più denaro per altri acquisti.

Sai perché vicino ai supermercati i bar funzionano? Perché la signora Maria, se è stata brava a risparmiare sulla spesa si premia con un caffè o un dolcetto.

Leggenda? Forse.

Frattanto, i bar nei pressi dei supermercati hanno più clienti di quelli lungo strade con traffico veloce. Perché sono più facili da raggiungere, non si deve trovare un altro parcheggio, quindi sono più comodi da raggiungere e il premio per la signora Maria è più a portata di mano.

Non mangi minestrone quindi l’esempio non ti tocca? Prendiamo Uber.

Il suo successo non si basa su una forte connessione emotiva con i clienti. Ciò che rende la piattaforma così efficace è racchiuso in una sola parola: convenienza.

L’interfaccia di Uber è intuitiva e facile da usare. Sforzo ridotto al minimo.

Apri l’app, inserisci la tua destinazione e ricevi immediatamente le informazioni sui prezzi.

Previo accordo, un autista si mette subito in contatto con te e sa dove venirti a prendere.

Giunta/o a destinazione, scendi dall’auto e Uber addebita automaticamente la tua carta di credito.

Più conveniente di così! E non è più una moda: è un must nelle metropoli.

Perché è conveniente? Davvero? No. Rende la vita più comoda, più facile, più a ritmo della città!

Sono un piccolo imprenditore, che faccio?

Usa la convenienza con parsimonia.

Molta parsimonia, perché spesso la convenienza la troviamo nelle azioni di marketing e negli annunci che promuovono offerte, cioè sconti.

Le offerte. Quel giochino che, prima o poi, fa chiudere le aziende e piccoli imprenditori/professionisti che giocano alla guerra dei prezzi e se non chiudono lavorano solo per pagare bollette, stipendi, fornitori e banche.

D’accordo, ma la gente vuole tutto e subito e spendere meno che può”, dirai.

Hai ragione. La gente. Cioè la massa che riempie i carrelli da Carrefour, Aldi, Eurospin, MD, H&M, Zara, Terranova, che compra su Alibaba, Ebay e Amazon e in tutti i low-cost dove i prezzi vanno da 0,99 a 9,99!

Possiamo anche accettare l’affermazione “miliardi di consumatori sono iperconnessi e impazienti”, perciò devi servirli quando vogliono loro e al prezzo che possono pagare.

A causa di questa convinzione che li accompagna da mattina a sera, i professionisti del marketing sono ossessionati dall’offrire soluzioni veloci e facili ai clienti.

Ovvero fornire il “massimo valore al prezzo più basso”.

Però tu non sei un imprenditore del low-cost se stai leggendo questo articolo.

Mentre i responsabili marketing e i pubblicitari hanno vita facile quando devono monitorare i nostri comportamenti e capire quali leve attivare sulla base del “viaggio del cliente”, il Customer Journey, tu non hai le loro opportunità.

Loro hanno budget per studi di settore, sondaggi, focus group. Tu no.

Siamo sinceri e osserviamo la realtà per come è.

Sei un professionista che lavora in proprio oppure il titolare di una micro o piccola attività.

Non disponi né del budget e, siamo onesti, neppure delle conoscenze per comprendere a fondo questi concetti di marketing e copywriting che tu consideri avanzati ma che, al contrario, sono l’abc per ogni attività economica (impresa, commerciante, professionista, organizzazione con lo scopo di vendere).

Date queste premesse se vuoi imparare dai grandi marchi, come ti consigliano migliaia di blogger che non hanno mai messo piede in un’azienda vera, ti prego, non scimmiottare le loro campagne, non copiare i loro annunci o materiali di marketing.

Usare il termine convenienza non è per tutti. Lo troverai sui volantini del supermercato o sulle pagine degli ecommerce più famosi ma tu devi stare molto attento perché usare gli strumenti degli altri, specie se sono giganti rispetto a te, non è quasi mai una scelta che porta buoni risultati.

Può esserlo solo quando hai finito di studiare il tuo posizionamento, quando hai imparato a usare il copywriting per vendere e sai scrivere i tuoi testi di marketing.

Convenienza, sconti, offerte, prezzi pazzi, sono tutti termini presi dal vocabolario La Guerra Dei Prezzi che potrai usare solo in casi più unici che rari.

Anzi, proprio mai, se vuoi servire un pubblico che cerca l’esperienza al posto della convenienza, il servizio personalizzato al posto del trattamento standard, l’originalità del servizio clienti al posto di un customer care gestito da chatbot o da un umanoide alla cassa.

Lascia perdere la convenienza: pensa alla tua nicchia.

Quando senti dire porre il cliente al centro o eEssere un’impresa orientata al cliente non significa servire il cliente prima di tutto o dargli sempre ragione, come dicono molti e come fanno molte imprese come le banche, le Poste et similia.

Costoro fanno promesse vuote per carpire la dabbenaggine di chi si lascia abbindolare. Affermano di mettere il cliente al centro solo perché è un bersaglio più facile, in quanto a rendergli la vita più comoda non se parla proprio se osserviamo i servizi in profondità e come vengono erogati.

Essere un’impresa che Customer Oriented vuole dire capire il cliente e i suoi problemi prima di servirlo, farsi domande su cosa vuole, perché e domandarsi:

  • Cosa cercano le persone da me, dalla mia azienda, dal mio prodotto?
  • Come posso migliorare o semplificare ulteriormente l’esperienza del cliente?
  • Quali livelli di convenienza contano di più per il cliente che voglio servire?
  • Cosa significa “comodità” per il mio cliente? Vuole dire consegna a domicilio in un’ora quindi risparmiare tempo? Servizio personalizzato di prenotazione? Pagamento dilazionato? Servizio Clienti telefonico oppure essere chiamato dopo aver lasciato il suo recapito?

Per capire meglio, proviamo a immaginare una situazione reale: una palestra .

Un esempio: convenienza nel settore fitness.

Se gestisci una palestra o un centro benessere, dovresti dare la possibilità ai potenziali clienti di iscriversi comodamente come e quando vogliono, cioè secondo le loro abitudini e capacità.

Non sono tutti esperti informatici o laureati in ingegneria. E se sono abituati a iscriversi come fanno online su Amazon o sul sito di altre palestre molto innovative, devi essere all’altezza delle loro abitudini.

Chi comanda il mercato fa le leggi. Non sempre, spesso. Anche in settori diversi dal tuo.

Se le persone sono abituate a compilare dei moduli online in “stile Amazon” tu hai poca o nessuna scelta. Devi giocare lo stesso gioco. Salvo casi specifici.

Se obblighi i potenziali clienti a compilare un questionario su carta o rispondere alle tue domande la prima volta che si presentano per chiedere informazioni, nella loro testa sono già al punto del Customer Journey che si chiama “Ok, il posto mi piace, me lo hanno consigliato, vediamo che tariffe hanno.”

Rendergli l’iscrizione un percorso a ostacoli non è comodo, pratico o conveniente e, specialmente, non è fonte di ricavi per l’azienda.

Perché non stai fornenso al cliente un’esperienza soddisfacente. Quindi il cliente non ottiene il massimo valore dal prezzo che paga.

La tecnologia ti mette a disposizione una serie di modi per trasformare un potenziale cliente interessato in un cliente attivo.

Se decidi di usare la classica scheda da compilare a mano, va benissimo. Ma non è l’esperienza migliore che tu possa offrire al tuo nuovo cliente.

Puoi chiedere di compilare il modulo online sul tuo sito web, dove puoi invitare a rispondere ad alcune domande per profilare meglio il tuo cliente. In questo modo i dati del tuo cliente entreranno nel tuo database e potrai usarli per fare Email Marketing. Ma solo se il cliente si iscrive online, da casa sua.

Oppure potresti creare la tua app personale e chiedere ai clienti di scaricarla e compilare la richiesta di iscrizione che potrebbe comprendere anche varie forme di pagamento/abbonamento con bonus.

Convenienza è la parola magica. Immagine di un servizio di firma digitale comodo e conveniente per il cliente.

Vuoi restare sul tradizionale e costringere le persone a iscriversi di persona?

Puoi usare un modulo interattivo sul tuo tablet, compilarlo davanti al cliente la prima volta e farlo firmare direttamente sullo schermo per ottenere il consenso al trattamento dei dati personali e una firma a validità legale.

Questo è offrire un’esperienza veramente “nuova e soddisfacente” e in un ambito dove non si aspetta di trovare un simile trattamento.

Hai presente quello che accade quando vai in banca o alle poste? Ecco, puoi farlo con il tuo tablet e senza dover sborsare una fortuna.

Se un cameriere al ristorante si presenta con un tablet per inviare direttamente l’ordinazione in cucina, ho visto farlo da una energetica signora ottantenne in un mercato stile street food a Firenze, beh, puoi farlo anche tu e offrire un’esperienza che aumenta il valore percepito dai clienti.

Curiosità su convenire e convenienza.

In italiano e inglese l’origine del termine convenire viene fatta risalire al latino convenire (appropriato, adatto…).

Con il tempo e l’uso, il termine italiano ha finito per assumere il significato che se ne fa nell’inglese moderno diventando sinonimo di facile, economico, vantaggioso, comodo, pratico, offerta, risparmio, prezzo basso.

Alla convenienza faceva già riferimento il primo presidente degli Stati Uniti.

“I cavalli vorrei che li mandassi a qualche buon pascolo… se ne trovi uno appropriato.”

George Washington, 10 maggio 1756, in The Papers of George Washington, 1984

Perciò, attenzione ad impiegare la convenienza quando, in realtà il tuo prodotto non comunica “valori” legati all’idea di convenienza che le persone hanno in mente.

Se non usi un po’ di psicologia e non cerchi di capire le persone, i tuoi materiali di marketing non avranno molto successo.

Conclusione

Se intendi impiegare il termine convenienza nei tuoi materiali di marketing e comunicazione, fanne un uso appropriato, cioè che si adatti al tuo posizionamento di azienda o a quello dei tuoi prodotti e servizi.

Attenzione, però. Dal momento che decidi di usare la convenienza come arma per vendere, convincere, influenzare i potenziali clienti, sappi che hai preso una strada irta di incognite e possibili pericoli.

Il pericolo maggiore che la quasi totalità degli imprenditori e dei professionisti ignora di correre è l’uso casuale delle parole e della lingua in genere.

Molto spesso manca il più basilare piano di marketing a sostengo della scelta di usare certe parole, un certo stile o Tone of voice secondo obiettivi precisi.

I materiali di marketing vanno creati avendo bene a mente una regola.

Quando cambi “tono di voce” e stile nella comunicazione solo perché piace a te, hai avuto un’idea che ti sembra porterà clienti a frotte oppure un tuo concorrente ha adottato parole e concetti nuovi e diversi, è come presentarsi dallo stesso cliente un giorno vestito da Napoleone, la volta dopo da Arlecchino e un’altra volta da principessa.

Comunicare e fare marketing è prima di tutto scegliere uno stile e dei contenuti e restare coerenti con questi ad ogni costo.

Le scelte di marketing funzionano solo quando sono coerenti nel tempo prefissato, ovvero il cosiddetto Marketing Mix delle 4 P, o delle 7 o della singola P che deve orientare scelte strategiche. Altrimenti meglio andare per funghi.

Rispetto delle priorità e coerenza nel mantenere le scelte sono i due pilastri del Marketing Mix.

Ne ho parlato ampiamente nell’articolo Vendere senza fare pubblicità. Si può?

Se sei agli inizi della tua carriera di imprenditore oppure tiri a sopravvivere perché non hai mai creato un piano di marketing faresti meglio a leggere il post.

Per chiarezza: se oggi compri sponsorizzate sui social dove usi la convenienza come arma per attirare clienti basso spendenti, domani non potrai presentarti a clienti alto spendenti raccontando che i tuoi prodotti o servizi costano cari perché offri qualità ed esperienza d’uso insuperabili.

E neppure agli stessi cui ha raccontato che i tuoi prodotti e servizi sono “convenienti sempre” come fa Conad.

Una headline, uno stile nella comunicazione e un prodotto o un’azienda non durano in eterno, ma neppure un solo mese come accade a piccoli e medi imprenditori che cambiano comunicazione come banderuole al vento o quando lasciano un consulente o un’agenzia per affidarsi a qualcuno che arriva e scompiglia tutto solo perché deve giustificare il totale fattura.

Quando non sei coerente con il tuo posizionamento non fai vero marketing, non segui un piano di comunicazione, non presenti il tuo brand o i tuoi prodotti a una nicchia di mercato specifica e peggio ancora, non stai costruendo un’immagine autorevole e affidabile.

Stai solo scavando la fossa alla tua attività.


Fonti

  • La curiosa storia dietro la tua colazione con i cereali. Testo inglese.
  • Berry, Leonard L., Kathleen Seider and Dhruv Grewal (2002), “Understanding Service Convenience,” Journal of Marketing, 66 (July), 1-17.
  • Nel luglio 1940, il Ministero dell’Alimentazione britannico iniziò a raccogliere i registri degli acquisti e delle spese alimentari di circa 1.500 famiglie della “classe operaia” in sette città e una zona rurale. La scelta delle città fu limitata dalla scarsità di investigatori preparati e, in diverse occasioni, gravi incursioni aeree costrinsero al rinvio o all’abbandono dei lavori. Family Food è l’indagine continua di questo tipo sulle famiglie più longeva al mondo. Tuttavia è un database di eccezionale interesse sulle trasformazioni avvenute non solo nell’alimentazione ma anche nei consumi della società britannica. Fonte: Governo Britannico

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